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La diffusione delle responsabilità, quali sono i comportamenti che influenzano l’uomo a comportarsi in un certo modo, piuttosto che in un altro? Ecco cosa ci ha risposto la nostra psicologa del lavoro, Federica Bullaro.

La diffusione delle responsabilità

Fin dai primi studi condotti sul tema della produttività dei gruppi di lavoro, si registrarono due dinamiche di segno opposto.

  • la prima di incremento della produttività,
  • la seconda di diminuzione. 

Triplett descrisse l’incremento della produttività per la prima volta da nel 1898. Egli realizzò un esperimento con dei ciclisti, osservando che coloro che gareggiavano da soli erano più lenti di quelli che gareggiavano in gruppo contro altri gruppi di ciclisti. Successivamente, il miglioramento delle prestazioni che origina dal lavorare in gruppo venne definito effetto di facilitazione sociale.

Ringelmann osservò il fenomeno opposto alla facilitazione sociale. Egli chiese ad alcuni soggetti di sesso maschile di tirare una fune con quanta più forza potevano. Da ciò dedusse che l’individuo medio può esercitare una forza pari a 63 chilogrammi. Quando due persone si mettono insieme, dovrebbero esprimere una forza doppia, pari a 126 chilogrammi. Otto persone, perciò, dovrebbero essere in grado di generare una forza combinata di 504 chilogrammi.

Nella realtà dei fatti, la prestazione del singolo diminuisce man mano che aumenta l’entità del gruppo: secondo gli esperimenti di Ringelmann, otto individui esercitano una forza di soli 256 chilogrammi. Circa 32 chilogrammi a testa, ovvero quasi la metà del totale che ci si aspetterebbe.

Una gran mole di ricerche successive conferma che le situazioni di gruppo possono inibire il senso di responsabilità individuale e la motivazione a rendersi attivi, con un effetto definito diffusione delle responsabilità. Tale fenomeno può presentarsi in numerose varianti, ciascuna delle quali è sottesa da un differente processo psicologico: la “pigrizia sociale” (social loafing), il “parassitismo” (sucker effect), la “corsa libera” (free riding), lo “stare a guardare” (bystanding). Analizziamole più nel dettaglio.

La diffusione delle responsabilità: i comportamenti

Social loafing

È probabile che ciascuno si sia almeno una volta confrontato con una situazione di lavoro di gruppo in cui si sentiva poco motivato a impegnarsi. Di fatto rinunciava a esprimere un rendimento consono alle sue capacità. pigrizia sociale è il termine con cui definiamo questa diminuzione intenzionale di impegno. La dinamica sottostante è un gioco di aspettative. in base ad esso ogni componente del gruppo pensa che ciascun altro manifesterà meno impegno di quanto potrebbe. Ogni individuo sarà dunque propenso a limitare il proprio impegno ancora prima di verificare ciò che concretamente accade.

Sucker effect

Il fenomeno del parassitismo si genera a seguito della percezione di un’evidente iniquità di sforzo tra i componenti del gruppo.

Se un membro ritiene di stare lavorando troppo rispetto a qualcun altro che sfrutta la situazione a suo vantaggio, per non essere obbligato a svolgere un lavoro aggiuntivo, tenderà a sua volta a ridurre il proprio impegno.

Inoltre, se il gruppo viene percepito come aggregato omogeneo, in cui gli esiti del lavoro non sono riconducibili a nessuno in particolare, i membri pensano che il loro contributo verrà inglobato nella prestazione complessiva e non sarà né identificabile né valutabile.

Free riding 

Nel caso del free riding, il soggetto sceglie non solo di disimpegnarsi, ma anche di uscire dal gruppo, consapevole che difficilmente qualcuno se ne accorgerà, e che potrà quindi continuare a trarre vantaggio dall’impegno degli altri. 

Bystanding

Fu con l’omicidio di Kitty Genovese, una donna uccisa a coltellate a New York nel 1964, che si iniziò a parlare di bystanding. Il termine indica il comportamento di chi si limita a stare a guardare senza fare nulla. Nonostante la vittima chiedesse aiuto, 38 persone affacciate alla finestra assistettero al delitto senza intervenire. Purtroppo le forze dell’ordine riuscirono a intervenire quando ormai era troppo tardi.

Non solo gli individui che si trovano in gruppo appaiono propensi a stare a guardare senza intervenire in una situazione in cui vengono compiute azioni che contrastano i loro valori etico-morali e il loro senso della giustizia, ma possono anche prendere attivamente parte per realizzarle. In questi casi si verifica un vero e proprio disimpegno morale. A livello emotivo, infatti, la persona si sente disinibita, sapendo che il gruppo supporterà le sue azioni, dietro il quale ha l’opportunità di nascondersi. 

A livello cognitivo, invece, intervengono dei meccanismi di difesa, che verranno analizzati più nel dettaglio nell’articolo della prossima settimana; verranno anche fornite delle strategie ad hoc per contrastare questi fenomeni di diffusione della responsabilità.

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